Letto fra noi

“Gaudete et exsultate”: la santità è «gioiosa», per papa Francesco2 minuti di lettura

Si è tenuto lunedì 11 marzo, presso il Centro pastorale “Lumen gentium” di Castellaneta (Taranto), l’incontro di presentazione di Gaudete et exsultate, l’esortazione apostolica di papa Francesco sulla chiamata alla santità nel mondo contemporaneo. «Un invito alla gioia», per Paola Bignardi, ex presidente di Azione Cattolica ospite del convegno.

La gioia è il motivo conduttore di tutto il magistero di Francesco, una pro-vocazione universale declinata in “gaudio” (Evangelii gaudium), “letizia” (Amoris lætitia) ed “esultanza”, per l’appunto. In quest’ottica, la parola “felice” o “beato” diventa sinonimo di “santo”, e la santità si fa quasi “attraente”.

Tra i cristiani, la gioia non ha mai avuto una buona fama. Ma la croce si abbraccia, non s’imbraccia, e la sofferenza – “propedeutica”, in una prospettiva di santificazione – non si vive con spirito di ribellione.

Citando Bignardi, il Vangelo delle beatitudini è la «carta d’identità del cristiano»; che è la carta d’identità di Cristo stesso, perché la santità consiste nell’«unione intima con Dio»1Cfr. santa Faustina Kowalska (1905-1938)..

Gaudete et exsultate, Francesco, Paoline, 2018, Cinisello Balsamo (Milano)

“Unione” vuol dire conformità totale, adesione e abbandono completi alla Divina Volontà. Si legge nel documento: «È la forza non espropriante della grazia a fare la differenza, presenza che apre i cuori e mette al riparo dall’autosufficienza, così che i santi hanno sempre riconosciuto di essere stati immeritatamente oggetto di benevolenza»2P. 13..

C’è merito solo nel ricercare e abbandonarsi, a questa grazia, non in ciò che ne consegue. «La santità – conferma santa Teresa di Lisieux (1873-1897) – non consiste in questa o quella pratica, bensì in una disposizione del cuore che ci rende umili e piccoli nelle braccia di Dio, consapevoli della nostra debolezza, e fiduciosi fino all’audacia nella bontà del Padre».

Ciò non toglie che il Signore abbia figli liberi; ma quale folle, sapendo che Dio è capace di solo bene, direbbe di “no” al suo progetto? Saremo pure «figli liberi», come si è detto, ma Dio è padre amorevole e benevolo.

L’uomo da solo non basta a se stesso. Di fatto, privo della sua grazia, è capace di solo male. Dio da solo basta per tutti, ma «ha voluto entrare in una dinamica popolare, nella dinamica di un popolo»3P. 23., per sanificare e santificare tutti e ciascuno.

Ogni progetto personale fa parte del progetto divino. Non si dimentichi, invita dunque il Papa, che «non è che la vita abbia una missione, ma che è missione»4P. 34.. E il primo passo è scoprire qual è.

Commenta