Caro Teofilo…

Piccolezza, via di grandezza4 minuti di lettura

«Il mistero di Gesù Cristo è mistero di piccolezza: Lui si è abbassato, si è annientato. Il mistero di Gesù, come vediamo nell’Ostia a ogni Messa, è mistero di piccolezza, di amore umile, e si coglie solo facendosi piccoli e frequentando i piccoli» (papa Francesco).

«Farsi piccoli» e «frequentare i piccoli»: questo il motivo conduttore del santo Natale. È Dio incarnato a spianarci la strada della santità, con il suo esempio in nascita e in morte. La “strada” è in realtà un doppio binario: l’ascesi si vive facendosi piccoli (Natale) e sacrificandosi (Pasqua).

In molti, tra i grandi santi, s’interrogarono su quale scegliere. Ci fu chi consacrò la propria vita alla croce, nel martirio e nella penitenza, e chi – per usare un altro simbolo – privilegiò la mangiatoia.

La verità è che non c’è l’una senza l’altra. L’umanità di Gesù è un percorso univoco, dalla grotta fino al Calvario. Il Figlio non cresce se non nasce, e non risorge se non muore. Ecco dunque la metafora della vita spirituale: non Betlemme, ma il cuore degli uomini.

Noi dobbiamo sviluppare continuamente in noi e, in fine, completare gli stati e i misteri di Gesù. Dobbiamo poi pregarlo che li porti lui stesso a compimento in noi e in tutta la sua Chiesa.

Infatti i misteri di Gesù non hanno ancora raggiunto la loro totale perfezione e completezza. Essi sono certo completi e perfetti per quanto riguarda la persona di Gesù, non lo sono tuttavia ancora in noi che siamo sue membra, e nemmeno nella sua Chiesa, che è il suo corpo mistico. Il Figlio di Dio desidera una certa partecipazione e come un’estensione e continuazione in noi e in tutta la sua Chiesa del mistero della sua incarnazione, della sua nascita, della sua infanzia, della sua vita nascosta. Lo fa prendendo forma in noi, nascendo nelle nostre anime per mezzo dei santi sacramenti del battesimo e della divina eucaristia. Lo compie facendoci vivere di una vita spirituale e interiore che sia nascosta con lui in Dio.

Egli intende rendere perfetti in noi i misteri della sua passione, della sua morte e della sua risurrezione. Li attua facendoci soffrire, morire e risuscitare con lui e in lui. Egli desidera comunicare a noi la condizione gloriosa e immortale che egli possiede in cielo. Ottiene questo fine facendoci vivere con lui e in lui di una vita gloriosa e immortale. Questo lo farà quando lo avremo raggiunto in cielo. Allo stesso modo egli si ripromette di realizzare in noi e nella sua Chiesa tutti gli altri suoi stati e misteri. A ciò perviene attraverso quanto ci comunica e ci partecipa. San Paolo dice che il Cristo cresce e giunge alla sua maturità nella Chiesa e che noi contribuiamo a questo processo di sviluppo. Noi effettivamente cooperiamo a creare l’uomo perfetto e a portare a piena maturità il Cristo (cfr. Ef 4,13). In questo senso si capisce bene l’Apostolo quando afferma che completa nella sua carne quello che manca ai patimenti di Cristo (cfr. Col 1,24). E come la perfezione dei santi non arriva al suo culmine se non alla fine del tempo stabilito da Dio, così i misteri di Gesù non raggiungeranno il grado ultimo e assoluto della loro azione di salvezza nei singoli e nella Chiesa se non alla fine del mondo. Solo nel giorno del giudizio universale il corpo mistico arriverà alla sua età perfetta.

San Giovanni Eudes (1601-1680)

Per germogliare, le virtù vanno opportunamente coltivate. Come va alimentato (“svezzato”) un bambino piccolo. Maria, madre per eccellenza, fa crescere Gesù nell’anima; “maturità dello spirito” è sinonimo di “fede adulta”.

La santità è un gioco da bambini.

Tra i «grandi santi» di cui sopra, c’è senz’altro Teresina di Lisieux. Il vezzeggiativo non è casuale: Teresa precorse la via del nascondimento, della discrezione. Dell’imperfezione fece virtù, nella sua c.d. “infanza spirituale”. Vale la pena citarla: «Voglio cercare il mezzo di andare in Cielo per una piccola via molto dritta, molto corta, una piccola via tutta nuova. […] Anch’io vorrei trovare un ascensore per innalzarmi fino a Gesù, perché sono troppo piccola per salire la faticosa scala della perfezione». E continua: «L’ascensore che deve elevarmi fino al Cielo, sono le vostre braccia, o Gesù! Per questo non ho bisogno di crescere, al contrario occorre che io rimanga piccola, che lo divenga sempre di più»1Storia di un’anima, Teresa di Lisieux, San Paolo, 2015, Cinisello Balsamo (Milano)..

Non occorre essere “grandi”, quando si è già “alti” in virtù. Un cuore piccolo è meno appesantito dalle cose del mondo, le zavorre dell’anima. Per questo, nella sua leggerezza, è più facile che si elevi. Potrà sembrare un paradosso, ma crescere… in piccolezza è tutto ciò di cui abbiamo bisogno.

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