Caro Teofilo…

Percezione del peccato e libertà dei figli di Dio. Ovvero: il male peggiore e più diffuso al mondo

Gesù tra gli scribi e i farisei

Nel mondo non esistono disgrazie. Non esiste la fame, l’odio, la separazione. Non esistono catastrofi, lutti, sofferenze, morte e malattie. O meglio: di malattia ce n’è una, e il suo virus si propaga a una velocità tale da mietere miliardi di vittime. Almeno sette – di miliardi –, quanti sono attualmente gli abitanti della Terra.

E non è finita qui.

Tutti gli uomini di tutte le epoche sono morti contraendola. Solo due sono stati risparmiati, e ancora oggi fanno da oggetto di studio di quanti smaniano per la cura. Anche i grandi scienziati, tra quelli che Li rinnegano, tendono irrimediabilmente a Loro.

Ebbene, Gesù e Maria sono i detentori della cura. Che non è un farmaco qualsiasi o un rimedio miracoloso. “Miracoloso”, di per sé, lo sarebbe pure. Ma tutto dipende dalla risposta dell’organismo (leggi “disposizioni interiori”).

Il rimedio? La Grazia. La malattia? Il peccato.

Prevenire è meglio che curare

Fare profilassi è più che doveroso. “Prevenire” significa anzitutto prenderne atto; se è così diffusa è perché in pochi la conoscono (e ancora meno la diagnosticano). La malattia-peccato è un killer silenzioso, subdolo, infido quanto i suoi untori-demoni. I sintomi sono terribili, eppure non ti accorgi di averli. Pensi che sia nor-male ciò che in realtà è solo male.

Il fatto che tutti ce l’abbiano non vuol dire niente. Prendi i santi: “portatori sani”, potremmo definirli. Perché una cosa è l’infezione; un’altra è l’affezione (al peccato).

Torniamo per un momento alla Grazia.

Scrivo “Gesù e Maria sono i detentori della cura”, ed è esattamente così. Loro e solo Loro possono guarire. Le grandi prediche non bastano. Inutili le testimonianze, le prove, i racconti, le apparizioni. Non è la chiacchiera dell’uomo a convertire, ma la Parola (di Dio). Anzi: il Verbo che si fa carne e viene ad abitare in mezzo a noi.

Viene ad abitare nei nostri cuori, Gesù, richiamato da chissà quale piccolo slancio. La preghiera (nostra o altrui) oppure – quando l’aspirina non basta – il digiuno di qualche pio religioso per la conversione dei peccatori.

Verso la guarigione

Avviene come sulla via di Damasco: una folgorazione. “Ero cieco e ora ci vedo”, esclama il miracolato del vangelo di Giovanni. Questo il racconto ai farisei: “Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo”. Permettete una libera interpretazione? Dire “mi sono lavato” è come dire “mi sono confessato”. Al posto dell’acqua di Siloe c’è il Sangue di Cristo, che scende sull’anima e la purifica. Oltre a mondarla, però, infonde anche la Grazia santificante e con essa la libertà.

È la “libertà dei figli di Dio” di cui parla san Paolo, la facoltà di discernere bene e male e scegliere di conseguenza. Significa trovarsi di fronte a due opzioni, distinguendo chiaramente cos’è peccato da cosa non lo è. Prima si parlava di “killer silenzioso”: se inizialmente la “vocina” contraria si sente (coscienza? angelo custode?), si finisce per non udire più nemmeno quella.

Quanta gente c’è, tra i professi “cristiani”, che si lascia sopraffare dal peccato? Che ne ha perso la percezione, persino? San Giovanni direbbe “non l’hanno mai visto né conosciuto”, il Signore, quel Dio a proprio uso e consumo tutto misericordia e niente giustizia. Non è nor-male che un cristiano chiacchieri, spettegoli, condanni o giudichi, sia pure un “piccolo giudizio” perché quello che vede è – a suo dire – “oggettivamente sbagliato”. Si pensi a quanti, tra i c.d. “integralisti”, prendono di mira il papa e i cardinali, non senza parole forti e vere e proprie riprovazioni. Premessa: insultare un ministro di Dio è di per sé fatto grave. Mi piace pensare a san Pio da Pietrelcina, che con la Chiesa non ebbe affatto un rapporto idilliaco. Si ricorda la condanna del Sant’Uffizio mai ufficialmente revocata, come pure le accuse da parte di un certo vescovo di facili costumi. Quando gliele riferirono, la sua reazione fu incisiva: “Satana non si vince con satana”, sentenziò.

Niente di più vero: avrebbe potuto facilmente smarcarsi da quelle accuse, appellandosi, magari, alla cattiva fama del prelato.

Eppure non lo fece.

Questa si chiama carità, ed è certamente la principale tra le virtù cristiane. Non è un caso, infatti, che sia la prima a perdersi.

Quel che si deve fare è pregare e sacrificarsi, se davvero si ha a cuore il bene della Chiesa. Sennò sono e rimangono critiche sterili e – di più – peccaminose.

Medice, cura te ipsum

Già so che c’è chi non si arrende: è giusto ammonire chi sbaglia. E chi ha mai detto il contrario? Tutto sta nel modo in cui lo si fa. Atteniamoci a una regola generale, per non farla troppo lunga: ama il prossimo tuo come te stesso. Fosse pure il peggior criminale su questa terra; fosse pure chi Ti ha messo in Croce e trafitto il Cuore con una spada. “È un’ingiustizia!”, protesta qualcuno. Lo è. E il Re dei giusti ha la corona di spine.

Si presuppone che i suoi sudditi – i giusti, appunto – Gli somiglino almeno un po’. Sennò non lo sono, o non ne sono degni.

Il riferimento è chiaro: si parla di nuovo di Gesù che è Dio. Sì, proprio Lui che scacciò i mercanti dal tempio.

Lo ammetto: forse ho volato troppo alto, prendendolo a esempio. Ma probabilmente lo avete fatto anche voi.

Magari contestate che Gesù “non è stato sempre buono e gentile” (?), opponendo quell’episodio. Per non parlare di quando apostrofò scribi e farisei “serpenti, razza di vipere”. Alt: non vedete che Gesù è Dio?

Io avrò volato alto, ma voi non elevatevi a giudici. Perché solo uno è Padrone della giustizia, e quello è il Signore Dio. E poi contestualizzate: i richiami, fino a quel momento, erano stati continui. Ma quegli “ipocriti” [sic!] non l’hanno accolto fino all’ultimo, rendendosi colpevoli di un peccato ancora più grave: l’impugnazione della verità conosciuta. La sentenza, per i dannati, è sempre di autocondanna.

Nel caso specifico, non è il Creatore che dobbiamo imitare. Sarebbe impossibile: la natura sostanziale è diversissima, miserrima. Ispiriamoci piuttosto al prototipo perfetto della perfetta creatura, Maria. Maria è solo misericordiosa, Lei che potrebbe benissimo scagliare la prima pietra. Chi, più di Lei, è senza peccato?

Ma riflettiamoci su.

Proprio perché “immacolata”, non potrebbe mai farlo. Eppure Dio Le ha accordato un’inimicizia, l’unica possibile in tutto il Creato: quella con il serpente. L’atteggiamento di Maria è esemplare anche in questo. Ce La immaginiamo, mentre lo insulta o gli inveisce contro? Io no. Ecco la chiave di tutto: non combattono ad armi pari.

Inutile rispondere al male con il male. Da bambini ce lo insegnano con le fiabe, che il bene vince sempre…

Le tenebre che accecano

Se ancora non vi ho convinto, grazie per l’ulteriore conferma e per l’esercizio di umiltà: le mie chiacchiere proprio non bastano. Perciò vi lascio con la Parola: “Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: ‘Noi vediamo’, il vostro peccato rimane”. Completa san Giovanni: “Chi dice di essere nella luce e odia suo fratello, è ancora nelle tenebre. Chi ama suo fratello, rimane nella luce e non vi è in lui occasione di inciampo. Ma chi odia suo fratello, è nelle tenebre, cammina nelle tenebre e non sa dove va, perché le tenebre hanno accecato i suoi occhi”.

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